martedì 28 ottobre 2025

"Il Mostro"

 

1

Abbiamo lasciato Melbourne centotrenta giorni fa e, per tre settimane, ci siamo fermati in questo luogo calmo e soffocante.

è mezzanotte, ed è il nostro Quarto fino alle quattro antimeridiane. Esco e mi siedo sul boccaporto. Pochi minuti dopo Joky, il nostro apprendista più giovane, mi raggiunge per chiacchierare. Siamo stati seduti in questo modo tante volte, ed abbiamo parlato durante i Quarti di Notte, sebbene chi parlasse veramente fosse solo Joky. Io sono contento di fumare e di ascoltare, assentendo ogni tanto per dimostrare la mia attenzione.

Joky è stato zitto per un po' di tempo con la testa china come se meditasse. Improvvisamente rialza la testa, certamente con l'intenzione di parlare un po'. Mentre fa questo, vedo la sua faccia irrigidirsi piena di un terrore senza nome. Si rannicchia all'indietro con gli occhi fissi su qualcosa di pauroso fino a quel momento invisibile che è dietro di me. Poi spalanca la bocca, emette un grido strozzato, e cade dal boccaporto sbattendo la testa sul ponte. Spaventato, non so da che cosa, mi volto a guardare.

Mio Dio! Emergendo dal parapetto, ben chiara alla luce bianca della luna, c'è un'enorme bocca bavosa a pochi metri di distanza. Dalle grandi labbra gocciolanti pendono lunghi tentacoli. Mentre la guardo con disgusto e orrore, quella cosa si arrampica sopra l'orlo di murata. Viene sempre più su, sempre più in alto. Non si vedono gli occhi, solo quella bocca bavosa posta su un orribile collo rassomigliante ad un tronco che, mentre lo guardo, striscia dentro la nave con la rapidità di un'enorme anguilla. Viene dentro in spire ondeggianti di cui non si vede la fine. La nave inizia un lento rollio a tribordo mentre avverte il nuovo peso. Alla fine la cosa, una enorme quantità di materia liscia, scivola sopra la murata e cade con un tonfo sul ponte. L'orrenda creatura giace per pochi secondi come una massa di spire fangose che si contorcono. Poi, con un movimento rapido, la testa mostruosa si muove sul pavimento.

Vicino all'albero maestro ci sono i barili di cuoio, e lì accanto, un barile di carne salata da poco aperto con il coperchio appena appoggiato in cima. L'odore della carne sembra attirare il mostro che sento annusare respirando forte. Poi quelle labbra si aprono mostrando quattro zanne enormi: ecco che con un rapido movimento in avanti della testa, un salto ed uno scrocchio di mascelle, sia i barili che la carne sono spariti.

Il rumore fa accorrere uno dei marinai fuori del castello di prua. Entrando in quella zona buia, egli per un momento non riesce a vedere nulla. Poi, procedendo verso poppa, riesce a vedere e, urlando di terrore, si precipita in avanti. Troppo tardi! Dalla bocca della "Cosa" esce fuori fulmineamente una specie di lama, lunga e larga, di un biancore scintillante, armata di denti potenti. Distolgo lo sguardo, ma non posso non sentire la inevitabile scorpacciata nauseabonda di quel mostro. L'uomo di guardia, attirato dal rumore, ha assistito alla tragedia, e corre ai rifugiarsi nel castello di prua slanciandosi verso la pesante porta di ferro.

Il carpentiere ed il velaio vengono fuori correndo dal ponte di mezzo indossando soltanto i mutandoni. Vedendo quella "Cosa" orribile si precipitano a poppa verso le cabine urlando di paura. L'Ufficiale in Seconda, dopo uno sguardo assurdo a ciò che succede a poppa, fugge giù per la scaletta del boccaporto seguito dal timoniere. Posso sentirli sbarrare la porta e, all'improvviso, mi rendo conto di essere rimasto solo sul ponte di coperta.

Fino ad ora ho dimenticato di essere anch'io in pericolo. I pochi minuti passati sembrano far parte di un sogno orribile. Adesso, però, mi rendo conto della mia condizione e, liberandomi dell'orrore che mi ha paralizzato, mi volto in cerca di salvezza.

Mentre sto guardando qua e là, scorgo Joky che giace raggomitolato e privo di sensi dove è caduto poco prima. Vicino c'è il ponte di mezzo vuoto salvo un piccolo casotto costruito in acciaio con porte di ferro; quella sottovento è tenuta aperta per mezzo di un gancio. Una volta dentro, sarò al sicuro.

Fino ad ora la "Cosa" non sembra aver notato la mia presenza. Adesso, però, la sua enorme testa dalla forma di botte si muove nella mia direzione; poi si sente un muggito soffocato e la grande lingua guizza avanti e indietro mentre il mostro si volta e scivola a poppa per prendermi.

Capisco che non c'è un minuto da perdere e, rialzato il ragazzo inerte, mi precipito verso la porta aperta che è distante solo pochi metri: ma quell'orrendo mostro percorre il ponte con grandi spire attorcigliate. Raggiunto il casotto, metto giù il giovane Joky, poi esco di nuovo sul ponte per staccare il gancio e chiudere la porta. Mentre faccio questo, un qualcosa di bianco si attorciglia intorno alle estremità del casotto. Con un balzo entro dentro e provvedo a sprangare la porta. Attraverso gli spessi vetri degli oblò, vedo la "Cosa" che si aggira intorno al casotto cercandomi invano.

Joky non si è ancora mosso, perciò mi inginocchio, gli allento il colletto della camicia, e gli spruzzo in faccia dell'acqua del barilotto. Mentre sto facendo tutto questo, sento Morgan che grida qualcosa, poi segue un grande urlo di terrore ed ancora quel nauseabondo rumore di mascelle. Joky si muove a malapena, si strofina gli occhi e, all'improvviso, si mette a sedere.

"Che cosa sta gridando Morgan?", chiede, poi comincia ad urlare "Dove siamo? Ho fatto un sogno orribile."

In quel momento si ode un rumore di passi di qualcuno che corre in coperta e sento la voce di Morgan vicino alla porta. 

"Tom, apri!"  

All'improvviso tace ed emette un orribile grido di disperazione, poi lo sento correre via.

Attraverso l'oblò lo vedo saltare fra i cavi di prua ed arrampicarsi come un pazzo verso l'alto. Qualcosa gli si avvicina, qualcosa che sembra bianco alla luce della luna, e gli si attorciglia intorno alla caviglia destra. Morgan si ferma di botto, tira fuori il suo coltello e colpisce ripetutamente e con forza quella "Cosa" malvagia. Questa lo lascia andare e lui, in pochi secondi, raggiunge la cima arrampicandosi sempre più su.

Segue un periodo di calma e mi accorgo che si avvicina l'alba. Non si sente alcun suono eccetto il pesante ansito del respiro del mostro.

Mentre sorge il sole, la mostruosa creatura si sdraia sul ponte e sembra godersi il calore. Non c'é ancora alcun suono né da parte degli uomini a prua, né dagli ufficiali a poppa. Posso solo supporre che abbiamo paura di attirare l'attenzione del mostro. Eppure, un po' più tardi, sento verso poppa la detonazione di una pistola e, guardando, vedo il serpente alzare la sua enorme testa come se stesse in ascolto. Mentre sta facendo questo movimento, riesco a vedere bene la parte anteriore, e vedo quello che la notte aveva nascosto.

Sopra la bocca ci sono due occhi porcini che sembrano brillare di un'intelligenza diabolica.

Volta la testa di qua e di là, poi, all'improvviso, si gira in fretta e guarda attraverso l'oblò. Mi ha visto e poggia la sua enorme bocca sul vetro.

Non oso respirare. Dio Mio! E se rompesse il vetro? Mi ritraggo pieno di orrore. Dalla parte dell'oblò giunge un suono forte e raschiante. Sto tremando. Poi ricordo che ci sono dei piccoli scuri di ferro che si chiudono sugli oblò quando il tempo è cattivo. Senza perdere un minuto, mi alzo in piedi e chiudo gli scuri sull'oblò. Poi vado vicino agli altri e faccio la stessa cosa. Adesso siamo al buio e dico piano a Joky di accendere la lampada, il che riesce a fare a tastoni. 

Circa un'ora dopo mezzanotte, mi addormento.

Qualche ora dopo mi desto all'improvviso sentendo un urlo di dolore e il suono metallico della ciotola per l'acqua. C'è un breve suono di lotta e poi quell'odioso suono di mandibole.

Indovino ciò che è successo. Uno degli uomini dev'essere uscito dal castello di prua per prendere un po' d'acqua.

Evidentemente ha cercato di approfittare del buio per nascondere i suoi movimenti. Povero diavolo! Ha pagato con la vita questa sua mossa!

Dopo non riesco più a dormire, sebbene il resto della notte trascorra abbastanza calmo. Verso mattina faccio un sonnellino, ma mi sveglio di soprassalto dopo pochi minuti. Joky sta dormendo in pace. Sembra davvero che abbia superato la terribile tensione delle ultime 24 ore. Verso le otto lo chiamo, e facciamo colazione alla maglio con le gallette e dell'acqua. Di questa, fortunatamente, ne abbiamo una buona riserva. Joky sta riprendendosi e comincia un poco a parlare, forse più forte di quanto dovrebbe; infatti, mentre parla chiedendo come finirà tutto questo, ecco che arriva un tremendo colpo al casotto, che produce un suono metallico. Dopo Joky non parla più. Mentre stiamo seduti là, non posso fare a meno di pensare a quello che stanno facendo gli altri uomini, ed a come quei poveri diavoli a prua se la possono passare rinchiusi senza acqua, come la tragedia della notte aveva dimostrato.

Verso mezzogiorno, sento una forte detonazione seguita da un terribile muggito. Poi giunge un rumore di legno spezzato e grida umane di dolore. Invano mi chiedo che cosa è successo. Poi comincio a ragionare. Il suono della detonazione era evidentemente più forte di quello di un fucile o di una pistola e, a giudicare dagli urli della "Cosa", lo sparo deve averla colpita. Pensando ancora di più, mi convinco che, in qualche modo, gli uomini a poppa devono aver fatto uso del piccolo cannone che abbiamo, e, sebbene abbia capito che qualcuno dev'essere rimasto ferito, o forse ucciso, un sentimento di esultanza mi afferra mentre ascolto i ruggiti della "Cosa" che mi rendo conto essere stata ferita, forse mortalmente. Dopo un po' i muggiti terminano, e solo ogni tanto si ode un urlo che esprime più ira che altro. Adesso mi accorgo che il mostro è andato verso tribordo, perché la nave s'inclina da quella parte, e una grande speranza mi pervade: c'è la possibilità che si sia stancato di noi e che stia tornando in mare scavalcando il parapetto.

Per un po' tutto tace, e la mia speranza diventa sempre più forte. Mi sporgo e tocco Joky che dorme con la testa appoggiata alla tavola. Il ragazzo si sveglia con un forte grido.

"Zitto!", gli sussurro con voce rauca. "Non ne sono certo, ma credo che se ne sia andato."

La faccia di Joky si illumina vivamente e mi rivolge un fuoco di fila di domande. Aspettiamo un'altra ora circa e la speranza aumenta. Anche la nostra sicurezza ritorna in fretta. Non udiamo alcun suono, neppure il respiro di quella "Bestia". Quando prendo delle gallette, Joky, dopo aver cercato nell'armadietto, tira fuori un pezzettino di maiale ed una piccola bottiglia di aceto. Con gusto, ci precipitiamo a mangiare.

Dopo la lunga astinenza il pasto ci fa l'effetto del vino, e che cosa si mette in mente Joky se non insistere nel voler aprire la porta per assicurarsi che la "Cosa" è andata via? Non glielo permetto, e gli faccio capire che sarebbe più sicuro se almeno aprissimo prima gli scuri di ferro e guardassimo fuori.

Joky continuava a discutere, ma io non mollo. Lui diventa irrequieto, il che mi fa pensare che il giovane sia un po' sciocco. Poi, mentre mi volto ad allentare le viti di uno degli scuri, Joky si precipita alla porta ma, prima che riesca ad aprire il chiavistello, lo afferro e, dopo una breve lotta, lo riconduco verso la tavola.

Mentre mi sforzo di calmarlo, si sente un lungo e forte grugnito provenire dalla porta di tribordo, quella che Joky aveva tentato di aprire, seguito immediatamente da un ululato assordante, e da sotto la porta penetra dentro la stanza un orrendo puzzo di fiato putrido.

Comincio a tremare violentemente e, se non fosse per il banco del carpentiere al quale mi appoggio, cadrei a terra. Jorky impallidisce e dà di stomaco violentemente, dopodiché comincia a singhiozzare.

Le ore passano, e mi sento così stanco da sdraiarmi sul banco su cui mi sono seduto per tentare di riposare. Verso le due di morte, dopo un sonno più lungo del solito, vengo destato all'improvviso da un rumore assordante che proviene dalla porta di prua; sono voci umane che urlano, bestemmiano, e pregano, ma deboli e fievoli malgrado il terrore che esprimono, ogni tanto interrotte dall'infernale muggito di sazietà che è l'inumano grido della "Cosa".

Sono in preda ad una paura invincibile, e posso solo cadere in ginocchio e pregare. So molto bene ciò che sta accadendo. Joky ha continuato a dormire durante questo evento e ne ringrazio Dio. Adesso, da sotto la porta viene un po' di luce, e mi rendo conto che è spuntato il sole sul secondo mattino della nostra prigionia.

Lascio dormire Joky: è meglio che viva in pace fin che può.

Il tempo passa, ma io non lo noto. La "Cosa" è quiete: forse sta dormendo. Verso mezzogiorno, mangio un po' di gallette e bevo dell'acqua. Joky sta ancora dormendo. Meglio così.

Un suono interrompe la calma. La nave oscilla leggermente e capisco che la "Cosa" si è svegliata di nuovo. Striscia lungo il pinte e fa sì che la nave si muova in modo percettibile. Una volta va verso la prua per esplorarla. Evidentemente non ci trova nulla perché ritorna immediatamente. Si ferma un momento davanti al casotto, poi continua verso poppa. Su in alto, dall'impalcatura degli arsenali, proviene uno scroscio di risa folli che risuonano molto fievoli e lontane. L'Orrore si ferma di botto. Io ascolto con attenzione, ma non sento nulla salvo uno strano cigolio al di là dell'estremità del casotto, come se un peso fosse caduto sull'attrezzatura.

Dopo un minuto sento un urlo su in alto, seguito quasi istantaneamente da un forte tonfo sul ponte che pare scuotere la nave... Attendo pieno di ansia e paura. 

Poi si ode un altro grido di paura che cessa improvvisamente. L'attesa diventa impossibile e non riesco più a sopportarla.

Molto cautamente apro uno degli scuri e guardo fuori. Mi si presenta agli occhi uno spettacolo orribile. Là, con la coda sul ponte e l'enorme corpo attorcigliato intorno all'albero maestro, c'è il mostro: la sua testa è sopra il pennone della vela maestra con il tentacolo a forma di artiglio che si agita nell'aria.

è la prima volta che vedo bene la "Cosa". Mio Dio! Deve pesare cento tonnellate! Sapendo di averne il tempo, apro l'oblò e sporgo la testa fuori guardando in alto. Là, sull'estremità del pennone più basso della vela maestra, vedo uno dei marinai. Anche da qui posso notare l'orrore che gli si è dipinto in faccia. In quell'istante mi vede ed emette un rauco grido di aiuto. Non posso fare nulla per lui. Mentre lo sto guardando, la grande lingua si protende fuori o lo porta via dal pennone alla maniera di un cane che prende una mosca da un vetro.

Più in alto, e fortunatamente lontani dalla sua portata, ci sono altri due uomini. Per quanto posso giudicare, si sono legati all'albero sopra il pennone reale. La "Cosa" tenta di raggiungerli, ma smette ben presto quegli sforzi inutili e comincia a strisciare verso il basso, spira dopo spira, raggiungendo il ponte. Mentre si muove, posso notare una grande ferita aperta nel suo corpo a circa venti piedi sopra la coda.

Abbasso lo sguardo e guardo a poppa. La poppa della cabina è scardinata e la parte superiore che, al contrario di quella di mezzo ponte, è costruita in legno di tek, è quasi tutta rotta. Con un brivido mi rendo conto del perché di quelle urla dopo il colpo del cannone. Voltandomi, mi guardo intorno e tento di vedere l'albero di trinchetto, ma non mi è possibile. Mi rendo conto che il sole sta calando e la notte si avvicina. Allora ritiro la testa e chiudo l'oblò e gli scuri.

Quando finirà? E come finirà?

Dopo un po' Joky si sveglia. è molto irrequieto: sebbene non abbia mangiato nulla tutto il giorno, non riesco a fargli mangiare niente. La notte si avvicina. Noi siamo troppo esausti, troppo depressi per parlare. Io mi sdraio ma non dormo... Il tempo passa...


Un ventilatore è in funzione da qualche parte del ponte, e là risuona senza interruzioni quel rumore rauco e difettoso. Più tardi, sento il miagolio di morte di un gatto e poi c'è pace di nuovo. Dopo un po', sento un forte tonfo vicino. Quindi, per alcune ore, tutto è quieto e silenzioso come in una tomba.

Ogni tanto mi metto a sedere sul banco e sto in ascolto, ma neppure il minimo bisbiglio giunge alle mie orecchie. C'è silenzio assoluto, ed anche il monotono rumore delle macchine è cessato completamente, per cui una speranza reale finalmente si fa viva dentro di me.

Quel tondo, questo silenzio: certamente ho ogni motivo di sperare. Questa volta non sveglio Joky; voglio provare prima a me stesso che tutto è sicuro.

Attendo ancora. Non voglio correre dei rischi senza necessità.

Dopo un po' vado davanti all'oblò e mi metto in ascolto, ma non sento alcun suono. Con la mano tocco la vite, ed esito ancora, ma non per molto. Senza far rumore comincio a svitare la chiusura del pesante scuro che pende dai cardini, poi lo tolgo via e guardo fuori.

Il cuore mi batte affannosamente. Fuori tutto pare stranamente buio: forse la luna è oscurata da una nuvola. All'improvviso, un raggio di luna entra nell'oblò e altrettanto presto sparisce. Guardò fuori a lungo: qualcosa si muove. Di nuovo la luce inonda la stanza e adesso mi pare di guardare dentro una grande caverna nel cui fondo qualcosa di un pallido bianco si muove e si accartoccia.

Il mio cuore cessa di battere. è quella "Cosa" orrenda. Indietreggio ed afferro lo scuro di ferro per chiudere. Ma, mentre faccio questo movimento, qualcosa rompe il vetro. Come un ariete di rame, lo manda in mille pezzi ed entra nella cabina. Urlo e indietreggio. L'oblò è del tutto occupato dalla massa che una lampada illumina fiocamente. Si arriccia e si muove qua e là. è grossa come un albero, ed è ricoperta da una pelle viscida e liscia. All'estremità c'è un grande artiglio a forma di tenaglia come quello di un aragosta, solo mille volte più grande. Mi ritraggo nell'angolo più lontano. Il mostro ha sfasciato il banco degli arnesi con un colpo di quelle paurose mandibole.

Joky si è nascosto sotto la cuccetta. La "Cosa" si dirige verso di me ed io sento che il sudore che mi cola giù per la faccia ha il sapore del sale. Quella morte orribile si avvicina sempre di più...

Un rumore! Rotolo indietro mentre il mostro ha spezzato il barilotto dell'acqua, che allaga il pavimento. L'artiglio si muove su e giù con movimenti incerti e rapidi battendo il pavimento con colpi pesanti e ripetuti a pochi centimetri dalla mia testa. Joky emette un rantolo di orrore. Lentamente, la "Cosa" si alza e comincia a tastare lo spazio vicino alla cuccetta.

Cade sopra una di queste e, tirato su un cuscino, lo spezza in due, poi lo lascia cadere e continua a muoversi. A tentoni cerca sul pavimento e trova la metà del cuscino. Sembra che ci giochi, lo tira su e lo porta fuori dall'oblò...

Un'onda di aria putrida riempe la cabina. Poi ecco di nuovo quel suono stridente, e qualcosa entra attravero l'oblò... qualcosa di bianco, allungato, pieno di denti. Si curva qua e là raschiando le cuccette, il soffitto ed il pavimento, producento il suono di una grande sega in movimento.

Due volte volteggia sopra la mia testa, ed io chiudo gli occhi. Poi se ne va; ora sembra che sia nella parte opposta alla mia, vicino a Joky. All'improvviso, il suono stridente diventa più fioco, come se i denti passassero sopra una sostanza più morbida. Joky emette un breve urlo orribile che diventa un suono gorgogliante, quasi come un fischio. Apro gli occhi: la punta dell'enorme lingua si è strettamente attorcigliata intorno a qualcosa che gocciola, poi si ritira in fretta permettendo alla luce della luna di illuminare di nuovo la cabina.

Mi alzo in piedi e, guardandomi intorno, posso vedere come un automa lo stato di distruzione della cabina: gli armadietti rotti, le cuccette a pezzi e qualcos'altro. 

"Joky!", grido, tremando da capo a piedi.

Ed ecco quella "Cosa" orribile ancora davanti all'oblò. Mi guardo attorno in cerca di un'arma. Vendicherò Joky! Ah! Là sotto la lampada, dove giace spezzato il banco del carpentiere, vi è una piccola accetta. Facendo un balzo in avanti, l'afferro. è piccola, ma ben affilata. Sento con amore la sua lama che taglia come quella d'un rasoio. Poi ritorno verso l'oblò: mi fermo da un lato ed alzo la mia arma.

La grande lingua va a tentoni verso quegli avanzi spaventosi. Riesce a raggiungerli ma, mentre li tocca, gridando "Joky! Joky!", la colpisce selvaggiamente, e quella massa mostruosa cade sul ponte contorcendosi come la più odiosa delle anguille. Una enorme quantità di liquido caldo entra attraverso l'oblò.

C'è un suono di acciaio che viene rotto e un muggito assordante. Sento un suono nelle orecchie che cresce di intensità. Poi la cabina perde i contorni e precipitò improvvisamente in una grande oscurità.


Estratto dal libro di bordo della nave a vapore Hispaniola

Giugno 24 - Lat. N. Long. W-11 a.m

Avvistammo un battello a quattro alberi, quattro gradi a babordo, che aveva una bandiere indicante pericolo. Ci dirigemmo verso di lui, e mandammo una scialuppa a bordo. 

Si chiamava Glen Doon e viaggiava da Melbourne a Londra. L'abbiamo trovato in uno stato terribile: i ponti erano coperti di sangue e di fango, e la cabina d'acciaio del ponte era sfondata.

Aperta la porta, scoprimmo un giovane di circa 19 anni in uno stato di estrema prostrazione e trovammo anche delle parti del corpo di un ragazzo di circa 14 anni.

C'era una grande quantità di sangue in quel luogo ed un'enorme massa accartocciata di carne biancastra che pesava circa mezza tonnellata. 

Una delle sue parti appariva tagliata completamente con un

strumento appuntito. Trovammo la porta del castello di prua aperta e scardinata.

La porta era allargata come se qualcosa vi fosse stata fatta entrare a forza. Entrati, trovammo il castello in una condizione terribile: c'era sangue dappertutto, armadi rotti, cuccette ridotte a pezzi; ma non c'erano uomini, né avanzi di corpi. 

Ci dirigemmo allora a poppa, e ci accorgemmo che il giovane mostrava segni di recupero. Quando rinvenne, ci disse di chiamarsi Thompson. 

Ci disse che erano stati attaccati da un enorme serpente: 

pensammo che doveva trattarsi di un serpente di mare.

Il giovane era troppo debole per parlare, ma ci disse che c'erano degli uomini sull'albero maestro.

Mandammo qualcuno su, e li trovarono legati all'albero, però morti.

Andammo quindi a poppa, e trovammo la paratia rotta e la porta della cabina che giaceva in terra sul ponte vicino al boccaporto. Trovammo il corpo del Capitano giù nell'interponte, ma non c'erano ufficiali. 

Notammo in mezzo a quelle rovine una parte dell'affusto di un piccolo cannone.

Quindi facemmo ritorno a bordo della nostra nave.

Mandammo l'Ufficiale in Seconda con sei uomini per portare quella nave in porto. Thompson è qui con noi, ed ha scritto la sua versione dei fatti. 

Noi, dopo aver visto la condizione della nave, pensiamo che la sua storia sia vera.


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